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Il Tennis è musica? INDIAN WELLS FESTIVAL

Il Tennis è musica?

Si, senza alcun dubbio,

Il grande compositore di musica classica Robert Alexander Schumann (1810 – 1856) ha redatto per i compositori e pianisti un decalogo diventato il vademecum musicisti e interpreti.

Con presunzione e “divertimento” mi sono permesso di adattarlo all’ apprendimento e pratica del gioco del tennis a tutti i livelli.

Non ho cambiato granché: la parola “Musica” è diventata “Tennis”; la parola “dita” “racchetta” la parola “pianoforte” “campo” e poche altri minuscoli cambiamenti.

Mi sono accorto al termine che quanto mi hanno insegnato nei corsi di perfezionamento e quanto osservo quotidianamente sui campi da gioco (scuole o tornei o divertimento) rispecchiano pienamente i concetti e i suggerimenti di Schumann con una attualità incredibile, anche applicata alla nostra disciplina, nonostante il mantenimento originale delle arcaiche espressioni.

Personalmente la considero una guida nella pratica di istruttore e mi è utilissima giorno dopo giorno.

Un punto rappresenta contemporaneamente la base e il culmine della nostra passione per questo sport:

Senza entusiasmo nulla riesce bene nella vita e nello sport.

Non penso sia necessario imparare tutti i consigli a memoria ma, accettato e seguito il primo, gli altri si snoccioleranno come le olive: l’ una tira l’ altra!

La formazione globale è la cosa più importante.

Esercitati sin dall’inizio a riconoscere palla, racchetta e campo.

Manipolali come meglio credi e tenta di cogliere quali sensazioni producono.

Gioca con diligenza tutti i colpi del tennis.

Molti, però, sono convinti di poter giungere ai più alti risultati solo perché, quotidianamente, per anni e anni, passano ore a esercitarsi ripetendo lo stesso gesto.

E’ un po’ come se si sforzassero ogni giorno di recitare l’alfabeto il più veloce possibile, tentando ogni volta di aumentare la velocità.

Impiega pure il tuo tempo in modo migliore.

Gioca adattando il ritmo al tuo stato del momento!

La maniera di giocare di certi presuntuosi è come l’andatura di un ubriaco.

Non siano questi i modelli per te.

Impara prima che puoi le leggi fondamentali dell’armonia dei movimenti del corpo e degli arti abbinati ai gesti tecnici.

Non strimpellare mai!

Gioca sempre con tutta la tua attenzione e non deconcentrarti mai a metà strada.

Andar lenti e correre oltre i propri limiti sono errori di pari gravità.

Sforzati di giocare bene a ritmo costante; è molto meglio che eseguire in modo mediocre i colpi impossibili.

Devi preoccuparti che la racchetta sia sempre perfettamente accordata e funzionante.

Devi conoscere i tuoi limiti ma devi saperli immaginare dentro di te, lontano dal campo.

Devi acuire la tua immaginazione fino al punto di poter fissare nella memoria non solo la tecnica di una azione, ma anche la sua posizione nella strategia, tattica di gioco e nello spazio.

Sforzati di giocare una intera partita con l’ immaginazione cambiando gli avversari: così la precisione ed elasticità della tua memoria diverrà sempre maggiore.

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Se hai la fortuna di avere un muro a disposizione o un compagno che ti possa assecondare negli allenamenti, considerala il più bel dono che il cielo ti abbia dato.

Devi arrivare al punto di sapere interpretare un allenamento o una partita prima di entrare in campo.

Quando giochi, non preoccuparti di chi ti sta a guardare.

Gioca sempre come se ci fosse il numero 1 al mondo ad ammirarti.

Se qualcuno ti propone di giocare in un modo nuovo, per prima cosa acquisiscilo pienamente con l’ immaginazione.

Se hai finito la tua giornata di allenamento e ti senti esausto, non costringerti a lavorare ancora.

Meglio riposarsi che lavorare senza piacere e senza freschezza.

Non giocare solo per il pubblico.

Il tempo è prezioso.

Si dovrebbe disporre di cento vite, se solo si volesse imparare tutto quello che di buono c’è già.

Con dolci, biscotti e leccornie non si fanno crescere uomini sani.

Il cibo spirituale, come quello materiale, deve essere semplice e corroborante.

I grandi maestri ce ne hanno provvisto in quantità sufficiente: attieniti a ciò che da loro ti viene.

Non devi in alcun modo giocare partite scadenti, anzi devi contribuire con tutte le tue forze a tenerle fuori dalla circolazione: non devi giocarle affatto, e neppure vederle a video, a meno che ti costringano a farlo per la formazione.

Non puntare mai sull’agilità, sul cosiddetto virtuosismo.

I colpi virtuosistici mutano con il tempo; l’agilità ha valore solo quando serve a fini superiori.

In ogni partita tenta sempre di riprodurre l’effetto della tua mente propositiva; di più non si deve fare; tutto ciò che va più in là è una deformazione.

Devi giungere a sentire una vera ripugnanza per qualsiasi cambiamento del tuo livello per ridurlo alla mediocrità dei compagni di gioco, come anche ogni omissione e qualsiasi abbellimento superficiale: questi sono il più grande oltraggio che puoi fare al tennis.

Se devi scegliere a quali tornei partecipare, chiedi il parere del tuo coach: risparmierai così molto tempo.

A poco a poco devi arrivare a conoscere tutti gli stili individuali di tutti i giocatori importanti.

Non ti far trarre in inganno dagli applausi che i cosiddetti virtuosi spesso riscuotono.

Ricevere l’applauso dei tuoi compagni di gioco e avversari deve avere per te più importanza dell’applauso del gran pubblico.

Tutto ciò che è di moda passa di moda, e se continui a coltivarlo negli anni diventerai un bellimbusto che nessuno tiene in considerazione.

Giocare senza impegno porta più danno che vantaggio.

Studiati bene chi ti trovi intorno; ma non giocare mai in modo che tu abbia da vergognarti.

Non perdere mai un’occasione per giocare insieme con altri, in duo, in trio, in quattro, in tornei.

Servirà a darti scioltezza e slancio nel tuo modo di giocare.

Tenta anche di fare da partner a giocatori più bravi di te e meno bravi.

Se tutti volessero essere primi in classifica, non riusciremmo mai a mettere insieme una squadra.

Giudica perciò ogni giocatore in rapporto al posto che occupa e all’ impegno.

Ama la tua racchetta, ma non cedere alla vanità di considerarla lo strumento supremo e unico.

Ricorda che non è lei a farti vincere o perdere una partita ma solo la tua condizione mentale.

Man mano che cresci, frequenta sempre più i giocatori bravi e sempre meno i virtuosi.

Fra i tuoi compagni cerca sempre quelli che sanno qualcosa più di te.

Riposati leggendo con attenzione buona letteratura.

Va’ all’aria aperta appena puoi!

Dai tennisti, uomini e donne, si possono imparare parecchie cose, ma non credere a tutto quello che ti dicono.

Anche al di là delle montagne ci sono persone che vivono. Sii modesto.

Ancora non hai inventato o pensato nulla che non abbiano già inventato o pensato altri prima di te.

Ma, se così invece fosse, lo dovresti considerare un dono del cielo, che devi condividere con gli altri.

Per guarirti da ogni boria e vanità, non c’è cura più rapida che studiare la storia del tennis, aiutandoti con la visione scritta e filmata dei campioni delle varie epoche.

Cerca di giocare con armonia, soprattutto a rete: questo ti renderà completo.

Ma che cosa significa essere Tennisti?

Non lo sarai sicuramente, se tieni gli occhi fissi ansiosamente sulle regole e forme e così vai avanti faticosamente fino alla fine della partita; non lo sarai certamente, se ti blocchi e non sai andare avanti, magari perché qualcuno o il vento ti ha mandato una palla imprevedibile.

Ma sei senz’altro tennista se riesci in qualche modo ad intuire che cosa troverai più avanti in un nuova azione che stai impostando o se sai a memoria che cosa ti aspetta da quella eseguita dal tua avversario: in poche parole, se sei consapevole e hai il tennis non solo nelle dita, ma anche nella testa e nel cuore.

Ma come si diventa tennisti?

Caro ragazzo, la cosa più importante, come sempre, viene dall’alto, ed è la precisione della mente, la prontezza nel percepire e agire.

La nostra costituzione e livello di gioco, però, può essere sviluppata e rafforzata; non ci riuscirai mai se ti rinchiudi per giorni interi, come un eremita, a giocare meccanicamente; mentre ci riuscirai senz’altro se ti terrai in un continuo, vivo rapporto con le molteplici realtà del tennis, e soprattutto se ti farai una buona pratica individuale e con i compagni.

Fatti prima che puoi un’idea precisa dell’estensione del corpo umano nelle sue articolazioni fondamentali; studialo soprattutto quando ti muovi o riposi: tenta di scoprire in quali intervalli esso raggiunge la massima forza e in quali altri può essere usato con effetti più morbidi e delicati.

Guarda sempre con attenzione il gioco dei dilettanti: sono una miniera di invenzioni e idee ti permettono di farti un’idea di tutto il mondo tennistico.

Esercitati sin dall’inizio a studiare i campioni del passato, altrimenti tanti tesori ed esperienze ti rimarrebbero inaccessibili.

Osserva sin dall’inizio il modo di giocare e il carattere dei vari tennisti; tenta di imprimerti nella mente le peculiarità del loro stile di gioco.

Non perdere mai l’occasione di assistere ad un buon incontro..

Venera l’antico, ma va’ incontro al moderno con tutto il tuo cuore. Non covare pregiudizi verso nomi che non hai mai sentito.

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Non giudicare un giocatore a prima vista; ciò che piace in un primo momento non è sempre il meglio o il peggio.

I maestri vanno studiati.

Molte cose ti diverranno chiare solo quando sarai nella piena maturità.

Quando dai giudizi su delle prestazioni, distingui bene se appartengono allo sport o hanno solo un fine di intrattenimento dilettantistico: alle prime da’ tutto il tuo appoggio, dalle altre non lasciarti neppure irritare.

‘Melodia’ è il grido di battaglia dei dilettanti, ma è vero che il tennis senza melodia non è affatto tennis.

Devi capire bene che cosa intendono quelli per “melodia”: per loro le uniche melodie sono quelle facili da ricordare, con un andamento ritmico piacevole.

Ma ci sono anche melodie di ben altro genere, e ti basterà rivedere Federer, Sampras, Williams, Graf, McEnroe, Nadal, Murray, Djokovic, ecc… perché ti vengano incontro nelle loro mille varietà, sicché si può sperare che presto ti verrà a noia la misera uniformità delle altre melodie, in particolare di quelle dei pallettari noiosi.

Se ti metti giocare cercando di costruire semplici schemi di gioco, è già una bella cosa; ma se un giorno quegli schemi ti verranno da soli con l’ immaginazione rallegrati ancora di più, perché vuol dire che è vivo in te il senso interno della tattica e strategia.

Le dita devono fare quello che vuole la testa, non viceversa.

Se cominci a immaginare una partita, una tattica, un’ azione, un movimento, sviluppa tutto nella tua testa.

Solo quando avrai in mente uno schema compiuto, provalo in campo. Se la tua idea è venuta dall’intimo e nell’intimo l’hai sentita, anche in campo farà lo stesso effetto.

Se il cielo ti ha fatto dono di una vivida fantasia, ti capiterà spesso di stare in campo per ore come incantato e di voler esprimere il tuo mondo interiore in colpi perfetti.

Ti sentirai allora attratto in un cerchio magico da una forza tanto più misteriosa quanto più oscuro forse è ancora per te il regno dei movimenti e azioni ancora sconosciuti.

Sono ore felici di giovinezza queste.

Poniti gli obiettivi.

Ma intanto guardati bene dall’abbandonarti troppo spesso ad un talento che ti induce a dissipare forze e tempo seguendo una sorta di gioco di ombre cinesi.

Il dominio della forma e la capacità di articolarla con nettezza si possono ottenere solo grazie al preciso obiettivo da raggiungere. Preoccupati perciò più di essere costante che di improvvisare.

Tenta non appena puoi di sentirti un maestro di tennis e osserva spesso i buoni maestri; permettiti pure di insegnare in silenzio insieme a loro: ti darà chiarezza.

Abbi pratica della vita, come anche delle altre arti, scienze e discipline.

Le leggi della morale sono anche quelle dello sport.

La diligenza e la perseveranza ti faranno ascendere sempre più in alto.

Con una libbra di ferro, che costa pochi centesimi, si possono fare migliaia di molle da orologio, che valgono centomila volte di più.

Devi saper utilizzare fedelmente quella libbra che hai avuto da Dio.

Senza entusiasmo nulla riesce bene nella vita e nello sport.

Lo sport non è fatto per conquistare ricchezze.

Cerca solo di diventare un tennista sempre più grande; tutto il resto verrà da sé.

Solo quando la forma di una strategia e tattica ti sarà veramente chiara, anche il suo spirito diventerà chiaro e i risultati saranno tangibili.

Forse è vero che solo il genio può capire totalmente il genio.

Qualcuno disse che il tennista perfetto dovrebbe essere in grado di rivedersi davanti agli occhi con l’ immaginazione, come alla TV, una partita vista una sola volta, per quanto complessa sia stata.

Questo è il punto supremo che possiamo immaginare.

Non si finisce mai di imparare.

 


 

Ovviamente il decalogo originale è inimitabile ed eccolo per chi desidera approfondire.

 

Schumann: regole di vita musicale

 

La formazione dell’orecchio è la cosa più importante.

Esercitati sin dall’inizio a riconoscere note e tonalità.

La campana, i vetri delle finestre, il cuculo – tenta di cogliere quali suoni producono.



Suona con diligenza le scale e gli studi di meccanismo.

Ma ci sono molti che sono convinti di poter giungere ai più alti risultati solo perché, quotidianamente, per anni, passano ore a esercitarsi negli studi per le dita.

Questo è un po’ come se ci sforzassimo ogni giorno di recitare l’alfabeto il più veloce possibile, e tentando ogni volta di aumentare la velocità.

Impiega pure il tuo tempo in modo migliore.

Sono state inventate le cosiddette “tastiere mute”; usale pure per un po’, quanto basta per accorgerti che non servono a nulla.

Dai muti non si può imparare a parlare.



Suona a tempo!

La maniera di suonare di certi virtuosi è come l’andatura di un ubriaco.

Non sono questi i modelli per te.

Impara prima che puoi le leggi fondamentali dell’armonia.



Non avere paura di certe parole come teoria, basso continuo, contrappunto,ecc… ti verranno incontro amichevolmente se tu fai lo stesso con loro.



Non strimpellare mai!

Suona sempre con tutta la tua attenzione e non interrompere mai un pezzo a metà.



Andar lenti e correre sono errori di pari gravità.

Sforzati di suonare bene i pezzi facili; è molto meglio che eseguire in modo mediocre i pezzi difficili.



Devi preoccuparti che il tuo strumento sia sempre perfettamente accordato.

I tuoi pezzi non soltanto devi conoscerli con le dita, ma devi saperli cantare dentro di te, senza tastiera.

Devi acuire la tua immaginazione sino al punto di poter fissare nella memoria non solo la melodia di una composizione, ma anche la sua armonia.



Sforzati, anche se non hai molta voce, di cantare leggendo a prima vista, senza l’aiuto dello strumento; così la precisione del tuo orecchio diventerà sempre maggiore.

Ma se hai una bella voce sonora, non perdere un solo momento e coltivala, considerandola il più bel dono che il cielo ti ha dato.



Devi arrivare al punto di poter capire una musica alla sola lettura.



Quando suoni, non preoccuparti di chi ti sta a sentire.

Suona sempre come se ci fosse un maestro, ad ascoltarti.



Se qualcuno ti presenta una composizione che non hai mai visto per fartela suonare, per prima cosa percorrila tutta con lo sguardo.



Se hai finito la tua giornata di lavoro musicale e ti senti esausto, non costringerti a lavorare ancora.

Meglio riposarsi che lavorare senza piacere e senza freschezza.



Quando sarai più maturo, non suonare pezzi alla moda.

Il tempo è prezioso.

Già si dovrebbe disporre di cento vite, se solo si volesse imparare tutto quel che di buono c’è già.



Con dolci, biscotti e leccornie non si fanno crescer uomini sani.

Il cibo spirituale, come quello materiale, deve essere semplice e corroborante.

I maestri ce ne hanno provvisto in quantità sufficiente: attieniti a ciò che da loro ti viene.

I pezzi virtuosistici mutano con il tempo; l’agilità ha valore soltanto quando serve a fini superiori.



Non devi in alcun modo diffondere le composizioni brutte, anzi devi contribuire con tutte le tue forze a tenerle fuori dalla circolazione.



Le composizioni brutte non devi suonarle affatto, e neppure ascoltarle, a meno che ti costringano a farlo.



Non puntare mai sull’agilità, sul cosiddetto virtuosismo.

In ogni pezzo tenta di produrre l’effetto che il compositore aveva in mente; di più non si deve fare; tutto ciò che va più in là è una deformazione.



Devi giungere a sentire una vera ripugnanza per qualsiasi cambiamento apportato ai pezzi dei buoni musicisti, come anche ogni omissione o qualsiasi abbellimento alla moda.

Sono questi il più grande oltraggio che puoi fare all’arte.



Se devi scegliere quali pezzi studiare, chiedi il parere di chi ha più anni di te, così risparmierai molto tempo.



A poco a poco devi arrivare a conoscere tutte le opere più importanti di tutti i maestri importanti.



Non ti far trarre in inganno dagli applausi che i cosiddetti grandi virtuosi spesso riscuotono.

Aver l’applauso degli artisti deve avere per te più importanza dell¹applauso del grande pubblico.



Tutto ciò che è di moda passa di moda, e se continui a coltivarlo negli anni diventerai un bellimbusto che nessuno tiene in considerazione.



Suonare molto in società porta più danno che vantaggio.

Studiati bene chi ti trovi intorno; ma non suonare mai qualcosa di cui nell’intimo tu abbia a vergognarti.



Non perdere mai un’occasione di suonare insieme con altri, in duo, in trio, ecc…

Servirà a darti scioltezza e slancio nel tuo modo di suonare.

Tenta di accompagnare spesso dei cantanti.



Se tutti volessero essere primi violini, non riusciremmo mai a mettere insieme un’orchestra.

Giudica perciò ogni musicista in rapporto al posto che occupa.



Ama il tuo strumento, ma non cedere alla vanità nel considerarlo lo strumento supremo e unico.

Ricorda che ve ne sono altri, e altrettanto belli.

Ricordati anche che vi sono i cantanti e che nel coro e nell’orchestra si manifesta l’aspetto più alto della musica.



Man mano che cresci, frequenta sempre più le partiture e sempre meno i virtuosi.



Suona con tutto il tuo impegno le fughe dei vecchi maestri, soprattutto quelle di J.S.Bach.

Il Clavicembalo ben temperato dovrebbe essere il tuo pane quotidiano.

Allora diventerai senz’altro un bravo musicista.



Fra i tuoi compagni cerca sempre quelli che sanno qualcosa più di te.



Riposati dai tuoi studi musicali leggendo con attenzione buona lettura.

Vai all’aria aperta appena puoi!



Dai cantanti, uomini e donne, si possono imparare parecchie cose, ma non credere a tutto quel che ti dicono.



Anche al di là delle montagne ci sono persone che vivono. Sii modesto!

Ancora non hai inventato o pensato nulla che non abbiano già inventato o pensato altri prima di te.

E, se così invece fosse, lo dovresti considerare un dono del cielo, che devi condividere con altri.



Per guarirti da ogni boria e vanità, non c’è cura più rapida che studiare la storia della musica, aiutandosi con l’ascolto dal vivo dei capolavori delle varie epoche.



Un bel libro sulla musica è “Sulla purezza dell’arte musicale” di Thibaut.

Leggilo spesso, negli anni che ti aspettano.



Se passi davanti a una chiesa e senti suonare un organo, entra e mettiti ad ascoltare.

Se poi hai la fortuna di poterti tu stesso sedere a un organo, prova la tastiera con le tue piccole dita e rimarrai stupito dinanzi a quell’immane potenza della musica.



Non perdere mai l’occasione di esercitarti sull’organo; non c’è strumento che sappia vendicarsi con tanta prontezza di tutto quel che può esserci di impuro e impreciso sia nella musica stessa sia nel modo di eseguirla.



Cerca di cantare in coro, soprattutto le parti interne.

Questo ti renderà musicale.



Ma che cosa significa essere musicali?

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Non lo sarai certamente, se tieni gli occhi fissi ansiosamente sulle note e così vai avanti faticosamente sino alla fine del pezzo; non lo sarai certamente, se ti blocchi e non sai andare avanti, magari perché qualcuno ti ha voltato due pagine insieme.

Ma sei senz’altro musicale se riesci in qualche modo a intuire che cosa troverai più avanti in un nuovo pezzo che stai leggendo o se sai a memoria che cosa ti aspetta in un pezzo che già conosci; in due parole, se hai la musica non soltanto nelle dita, ma nella testa e nel cuore.



Ma come si diventa musicali?

Caro ragazzo, la cosa più importante, come sempre viene dall’alto ed è la precisione dell’orecchio, la prontezza nel percepire.

Ma la nostra costituzione può essere sviluppata e rafforzata.

E certamente non ci riuscirai se ti rinchiudi per giorni interi, come un eremita, a suonare meccanicamente un po’ di studi; mentre ci riuscirai senz’altro, se ti terrai in un continuo, vivo rapporto con le molteplici realtà della musica, e soprattutto se ti farai una buona pratica di coro e di orchestra.



Fatti prima che puoi un’idea precisa dell’estensione della voce umana nei suoi quattro registri fondamentali; studiali soprattutto quando ascolti dei cori, tenta di scoprire in quali intervalli essi raggiungono la loro massima forza e in quali altri possono essere usati con effetti più morbidi e delicati.



Ascolta sempre con attenzione tutte le canzoni popolari; sono una miniera delle melodie più belle e ti permettono di farti un’idea del carattere delle varie nazioni.



Esercitati sin dall’inizio a leggere nelle chiavi antiche.

Altrimenti tanti tesori del passato ti rimarrebbero inaccessibili.



Osserva sin dall¹inizio il suono e il carattere dei vari strumenti; tenta di imprimerti nell’orecchio le peculiarità del loro timbro.



Non perdere mai l’occasione di ascoltare una buona opera.



Venera l’antico, ma va incontro al nuovo con tutto il tuo cuore.

Non covare pregiudizi verso nomi che non hai mai sentito.



Non giudicare una composizione al primo ascolto; ciò che ti piace in un primo momento non è sempre il meglio.

I maestri vanno studiati.

Molte cose ti diventeranno chiare soltanto quando sarai nella piena maturità.



Quando dai giudizi su delle composizioni, distingui bene se appartengono all’arte o hanno soltanto un fine di intrattenimento dilettantistico.

Alle prime dà tutto il tuo appoggio; dalle altre non lasciarti neppure irritare.



“Melodia” è il grido di battaglia dei dilettanti ed è vero che una musica senza melodia non è musica affatto.

Ma devi capire bene che cosa intendono quelli per “melodia”: per loro le uniche melodie sono quelle facili da ricordare, con un andamento ritmico piacevole.

Ma ci sono anche melodie di ben altro genere, e ti basterà aprire Bach, Mozart, Beethoven perché ti vengano incontro nelle loro mille varietà: sicché si può sperare che presto ti verrà a noia la misera uniformità delle altre melodie, in particolare di quelle dei recenti melodrammi italiani.



Se ti metti al pianoforte cercando di costruire delle piccole melodie, è già una bella cosa; ma se un giorno quelle melodie ti verranno da sole, senza bisogno del pianoforte, rallegrati ancora di più, perché vuol dire che è vivo in te il senso interno della musica.

Le dita devono fare quel che la testa vuole, non il contrario.



Se cominci a comporre, sviluppa tutto nella tua testa.

Solo quando avrai in mente un pezzo compiuto, provalo sullo strumento.

Se la tua musica è venuta dall’intimo e così l’hai sentita, anche sugli altri farà lo stesso effetto.



Se il cielo ti ha donato una fantasia viva, ti capiterà spesso di sedere per ore al pianoforte come incantato, e di voler esprimere il tuo mondo interno in armonie.

Allora ti sentirai attratto in un cerchio magico da una forza tanto più misteriosa quanto meno chiaro magari è ancora per te il regno delle armonie.

Sono ore felici della gioventù queste.

Ma intanto guardati bene dall’abbandonarti troppo spesso a un talento che ti induce a dissipare forze e tempo seguendo una sorta di gioco di ombre cinesi.

Il dominio della forma, la capacità di articolarla con nettezza si possono raggiungere soltanto grazie al preciso segno delle note.

Preoccupati perciò più di scrivere che di improvvisare.



Tenta di procurarti non appena puoi le prime nozioni dell’arte del dirigere e osserva spesso i buoni direttori d’orchestra; permettiti pure di dirigere in silenzio insieme a loro.

Ti darà chiarezza.



Abbi pratica della vita, come anche delle altre arti e scienze.



Le leggi della morale sono anche le leggi dell’arte.



La diligenza e la perseveranza ti faranno ascendere sempre più in alto.



Con una libbra di ferro, che costa pochi centesimi, si possono fare migliaia di molle da orologio, che valgono centomila volte di più.

Quella libbra che hai avuto da Dio devi saperla utilizzare fedelmente.



Senza entusiasmo nulla riesce bene nell’arte.



L’arte non è fatta per conquistare ricchezze.

Cerca soltanto di diventare un artista sempre più grande; tutto il resto verrà da sé.



Soltanto quando la forma di una composizione ti sarà veramente chiara, anche il suo spirito diventerà chiaro.



Forse è vero che soltanto il genio può capire totalmente il genio.



Qualcuno disse che il musicista perfetto dovrebbe essere in grado di vedersi davanti agli occhi, come sulla partitura, un pezzo per orchestra ascoltato per la prima volta, fosse anche molto complesso.

Questo è il punto supremo che possiamo pensare.



Non si finisce mai di imparare.

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Questa voce è stata pubblicata il ottobre 4, 2016 alle 7:22 pm ed è archiviata in Uncategorized. Aggiungi il permalink ai segnalibri. Segui tutti i commenti qui con il feed RSS di questo articolo.

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